La crisi del linguaggio filosofico nella seconda modernità: una riflessione dal sottosuolo.

CRITICA IMPURA

Senza parole? Senza parole?

diSONIA CAPOROSSI

In questa società la vita, nel migliore dei casi, è una noia sconfinata e nulla riguarda le donne: dunque, alle donne responsabili, civilmente impegnate e in cerca di emozioni sconvolgenti, non resta che rovesciare il governo, eliminare il sistema monetario, istituire l’automazione globale e distruggere il sesso maschile.

(Quella mattacchiona di Valerie Solanas,  incipit dello SCUM Manifesto, a mo’ di esempio di qualsivoglia delirio locutorio preso a suo tempo per buono)

Io credo più nelle cose che nelle parole.
(Pound, Ezra)

Chi ha orecchi per intendere, intenda!

(Cristo, Gesù)

In questa società, come la sociologia normativa ormai da quarant’anni finge di sapere  benissimo avendone in realtà solo un vago sentore (perché all’interno del problema è essa stessa immersa), la percezione della coscienza collettiva è diventata problematica al punto tale che ad essa si accompagna una crisi del segno linguistico tipica di ciò che Ulrich Beck…

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